Vent Mauvais

Storie di un animo in tempesta nella cittĂ  del vento
mercoledì, 17 giugno 2009

Quadri Friulani

Ti ricordi di quella sera a Ruda?
Quel nostro darsi, insieme, a un gioco
di pura passione, misura della nostra cruda
gioventù, del nostro cuore ancora poco
più che puerile? Era una lotta
bruciante di se stessa, ma il suo fuoco
si spandeva oltre noi, la notte,
ricordi?, ne era tutta piena nel fresco
vuoto, nelle strade percorse da frotte
di braccianti vestiti a festa,
di ragazzi venuti in bicicletta
dai borghi vicini: e la mesta,
quotidiana, cristiana, piazzetta
ne fiottava come in una sagra.
Noi, non popolani, nella stretta
del popolo contadino, della magra
folla paesana, amati quanto
ci ardeva l'amare, feriti dall'agra
notte ch'era loro, del loro stanco
ritorno dai campi nell'odore
di fuoco delle cene... uno a fianco
all'altro gridavamo le parole
che, quasi incomprese, erano promessa
sicura, espresso, rivelato amore.
E poi le canzoni, i poveri bicchieri
di vino sui tavoli dentro la buia
osteria, le chiare facce dei festeggeri
intorno a noi, i loro certi occhi sui
nostri incerti, le scorate armoniche
e la bella bandiera nell'angolo più
in luce dell'umido stanzone.

Ora, lontano, diverso, nel vento quasi
non terrestre che smuovendo l'aria
impura, trae vita da una stasi
mortale delle cose, rivedo i casali,
i campi, la piazzetta di Ruda;
su, le bianche alpi, e giù, lungo i canali,
tra campi di granoturco e vigne, l'umida
luce del mare.


Pier Paolo Pasolini, Quadri friulani, dedicata a Giuseppe Zigaina; tratto da "Le Ceneri di Gramsci", 1957
(immagine: Giuseppe Zigaina, Interrogatorio, 1971 olio su tela, cm 100 x 100 Collezione Francesco Scialino, Bologna)
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categorie: poesia, personale, lettura, omosessuale
giovedì, 30 aprile 2009

L'uomo vive grazie all'amore

L'ho letto per caso su una rivista mentre aspettavo di tagliarmi i capelli. Penso che sia un passo stupendo.  E nonostante all'inizio parli di ammogliare e ammaritare, voglio pensare che sia rivolto a chiunque ama, perché ognuno ha il suo proprio camminoL'uomo vive grazie all'amore. Giovanni Paolo II batte Benedetto XVI 15 a 0.

Di solito, si pensa di me più o meno in questo modo: Wujek (Zio) voglia ammogliare e maritare tutti quanti. Penso, però, che questa sia un’immagine falsa. Si tratta, innanzitutto, di qualcosa ben diverso. Vedi – l’uomo vive grazie all’amore. La capacità di amare determina più profondamente la personalità – non senza ragione è questo il comandamento più grande – non il grande intellettualismo, bensì proprio la capacità dell’amore autentico, che consiste in un certo uscire di sé, in un certo approvare l’altro e gli altri, nel dedicarsi alla realtà dell’uomo, degli uomini, e prima di tutto nel dedicarsi a Dio. (…)
Dopo tantissime esperienze e riflessioni sono convinto che il punto di partenza (obbiettivo) per l’amore umano sia comunque la consapevolezza, che l’altro ha bisogno di me. Obbiettivamente anch’io avrò più bisogno di quello che in maniera obbiettiva abbia più bisogno di me. E’ il frammento della profonda logica della vita e anche il frammento della fiducia verso il Creatore e verso la Provvidenza.
Nelle persone ci si  trovano i valori  ben diversi e nelle configurazioni molto varie. E’ un grande successo saper riconoscere e approvare i valori che gli altri non riescono nemmeno a individuare. Tirar fuori dagli altri i valori che senza di noi andrebbero dispersi è il successo ancora più grande. Ciò facendo, facciamo uscire alla luce anche i valori nascosti in noi stessi.
Ti volevo scrivere proprio questo. Non pensare neanche per un istante che io voglia qualche scorciatoia del Tuo cammino. Voglio solamente il Tuo proprio cammino.
Wujek.”
(Da una lettera personale scritta da Karol Wojtyla a Teresa Zyczkowska)
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categorie: amore, religione
martedì, 14 aprile 2009

Orgoglio gay + cattolico

Fieramente gay
e fieramente cattolico


Sotto le condanne ufficiali, la Chiesa cattolica romana sta riconoscendo il  contributo che le persone omosessuali possono dare

di Martin Pendergast
(tratto e tradotto dal The Guardian del 10 Aprile 2009)

Due giorni dopo la bomba in un pub di Soho nel 1999,  hanno avuto inizio in un convento cattolico di Londra delle Messe a cadenza mensile che accoglievano lesbiche e gay cattolici, i loro genitori e le loro famiglie. Impossibilitati a trovare una chiesa cattolica nel centro di Londra dopo la chiusura del convento, i cattolici  LGBT hanno trovato ospitalità in una parrocchia anglicana di Soho. Un numero sempre maggiore di partecipanti ha portato ad aumentare la cadenza delle Messe a due volte al mese. Mentre la diocesi di Westminster  credeva che il gruppo probabilemente sarebbe svanito, riconosceva che venivano soddisfatte le reali necessità pastorali, che c'erano conversioni al cattolicesimo, e che c'era una vivace comunità  in grado di offrire qualcosa per la Chiesa locale. Nel marzo 2007, il Cardinale Cormac Murphy O'Connor ha invitato la comunità LGBT delle Messe di Soho, in contatto complessivamente con circa 300 persone, a trasferire le sue funzioni di una delle parrocchie di Soho.

Un racconto positivo della gente comune, ma la Chiesa in tutto il mondo ancora non dialoga formalmente con i suoi membri LGBT. Le dichiarazioni ufficiali riflettono un giudizio molto severo, disinformate sia dall'aumentata  conoscenza della diversità sessuale umana, sia dal pluralismo teologico cattolico. La pratica pastorale sul terreno varia enormemente. I pastori per LGBT operano con diversi gradi gerarchici di sostegno. La Chiesa cattolica riflette il tipo di divisioni presenti anche nella Comunione anglicana sulla questione dell'omosessualità, con alcuni Vescovi che riconoscono formalmente solo quei gruppi che sostengono il celibato.

A chi guarda il cattolicesimo da lontano si può perdonare il fatto di ritenere che la Chiesa abbia conservato il suo punto di vista sulla omosessualità per secoli. In realtà, ha iniziato a dettagliare questo insegnamento solo nel 1976 in una dichiarazione sull'etica sessuale della Congregazione per la Dottrina della Fede, allora presieduta dall'attuale Papa. Questo coniò un termine non tradizionale per i Cattolica, "disordine intrinseco", per descrivere l'omosessualità, applicando un intricato termine filosofico ad una complessa realtà umana e teologica.

I successivi documenti romani hanno ricamato questo vocabolario offensivo e confuso fino al giorno d'oggi. Il Vaticano resta sempre più isolato dal resto della Chiesa rispetto alla riflessione teologica e alla  pratica pastorale. Sta aumentando la sua retorica, costringendo i Vescovi a difendere l'indifendibile, sia per quanto riguarda l'ammissione dei candidati a seminari o comunità religiose, il matrimonio tra persone dello stesso sesso e le unioni civili, o la possibilità per le coppie dello stesso sesso ad adottare o prendere in affido bambini.

La dottrina cattolica romana sull'omosessualità mette in evidenza alcuni segreti meglio custoditi del cattolicesimo: il primato di una coscienza personale pienamente informata, la gerarchia delle verità, e lo sviluppo della dottrina. I Vescovi Cattolici di Inghilterra e Galles hanno affrontato queste sfide quando hanno autorizzato la pubblicazione dell' "Introduzione alla cura pastorale di persone omosessuali" nel 1979.

Queste linee guida sono rimaste fedeli alla dottrina cattolica, per cui l'attività sessuale è ammissibile solo all'interno del matrimonio, ma hanno affermato che l'orientamento sia omosessuale che eterosessuale sono moralmente neutri. Questo sottolinea la posizione del Vaticano per cui l'orientamento non è di per sé peccaminoso, ma le decisioni morali devono essere rifetite a come si esprime l'orientamento sessuale. Mentre il Vaticano non dovrebbe andare oltre nella discussione, gli orientamenti della pastorale locale  hanno incoraggiato il clero ad adottare un approccio più sfumato, di fronte a due persone legate in una relazione fedele, stabile, che scelgono di esercitare il loro diritto di coscienza. Il Vaticano non rimasto soddisfatto di questa interpretazione liberale.

Riconoscendo che i cattolici LGBT hanno gli stessi diritti ai sacramenti dei cattolici etero, e che non devono essere esclusi automaticamente, le linee guida hanno anche fortemente denunciato il pregiudizio e la discriminazione: "Come gruppo che ha subito più della sua porzione di oppressione e di disprezzo, la comunità omosessuale ha un diritto particolare nella preoccupazione della Chiesa". Il Cardinale Hume è andato oltre, cercando di interpretare in un linguaggio accettabile i toni discordanti del Vaticano: "L'omofobia non dovrebbe avere luogo tra i cattolici. La dottrina cattolica sulla omosessualità non ha fondamenti, e non può mai essere usata per giustificare atteggiamenti omofobici".

Il Vaticano ha chiarito che i suoi principi sulla omosessualità non sono di primo livello in ordine di insegnamenti cattolici. Come tali, i cattolici ascoltano quello che il magistero della Chiesa ha da dire, ma né il Vaticano, né il papa sono un oracolo, in presenza del quale i cattolici mettono da parte le capacità umane, e cadono in ginocchio in una sottomissione irrazionale. Gli insegnamenti cattolici di terzo livello, come quelli che si occupano di sessualità umana, devono essere individuati alla luce dell'esperienza colma di fede e della conoscenza umana, considerati in quel luogo profondo della coscienza, in cui il credente può conoscere Dio, e quindi assunti come buoni e veri.

Con un insegnamento ufficiale sull'omosessualità enunciato soltanto nel 1976, è stato facile vedere lo sviluppo della dottrina nella pratica. Anche se la dottrina non è determinata da sondaggi di opinione, le indagini dimostrano numerosi giovani generazioni (e non solo i giovani) che sfidano queste aree di insegnamento della Chiesa. La comunità formata da cattolici etero e dal 90% LGBT che si riuniscono due volte al mese a Soho, non discute riguardo punti più fini di teologia relativi all'omosessualità, alla contraccezione, al divorzio. L'accettazione, e non solo la tolleranza, di fratelli e sorelle, figli e figlie LGBT è sempre più facile da vedere nelle parrocchie e nelle famiglie in tutto il Paese.
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categorie: religione, societĂ , omosessuale
sabato, 11 aprile 2009

Al di lĂ  della pesante pietra

Caro Gesù, anche quest'anno la liturgia della Settimana Santa mi ha offerto la possibilità di rileggere la tua passione così come è narrata nel Vangelo di Matteo. E anche quest'anno sono rimasto sorpreso nel trovare in quel testo significati nuovi, capaci di sostenere in me la Speranza dopo le prove a cui l'hanno sottoposta le tante cattiverie sentite, in questi ultimi mesi, da alcuni uomini che guidano la tua Chiesa.

La sensazione che avevo, fino a qualche settimana fa, era che non ci fosse più posto per noi omosessuali nella tua Chiesa: da un lato il papa e i suoi più stretti collaboratori dicono che è da escludere in maniera categorica qualunque riconoscimento della nostra capacità di amare e di essere amati, dall'altro sentiamo paragonare il nostro desiderio di uscire dall'ipocrisia a crimini come la pedofilia e l'incesto.

Scusa se dopo aver mandato giù così tanti bocconi mi sfogo, ma ti confesso che in alcuni momenti non ce l'ho fatta proprio più e mi sono chiesto se non sia davvero il caso di abbandonare la Fede. Il fatto è che ormai la Chiesa, per noi omosessuali, non é più uno strumento che ci aiuta ad incontrarti, ma è diventata un ostacolo che ci impedisce di trovare nella tua Parola un segno di Speranza.

E quando parlo di Chiesa non intendo soltanto quei vescovi, primo fra tutti il papa, che continuano a parlare di omosessualità senza cognizione di causa.

Quando parlo di Chiesa intendo anche i tanti uomini e le tante donne che, pur conoscendo in qualche modo il nostro sincero desiderio di vivere la nostra omosessualità in una prospettiva autenticamente evangelica, non hanno trovato il coraggio di dire che certe espressioni e certe sortite fanno il gioco del demonio, perché spingono le persone verso la disperazione e le allontanano dalla Fede.

Poi è arrivato il testo di Matteo e, ancora una volta, ho fatto l'esperienza di sentire, nella Parola che veniva proclamata, la descrizione della mia esperienza. In quella gran pietra che viene posta sul tuo sepolcro, ho riconosciuto le tante parole che spingono noi omosessuali verso la disperazione.

Nelle donne che davanti al sepolcro ti hanno visto sparire ai loro occhi, ho visto i tanti omosessuali che vengono allontanati da Te tutte le volte che la Chiesa li condanna senza indicare loro un cammino praticabile per seguirti senza ipocrisie.
In questi giorni, noi omosessuali credenti, siamo un po' come i discepoli di Emmaus e facciamo fatica a trovare in quello che ascoltiamo un elemento di Speranza. Hai presente come li descrive Luca?

Quando fa dire loro: "Noi speravamo che fosse lui a liberare Israele". Ecco! Anche noi omosessuali credenti speravamo di trovare nelle parole dei capi di questa tua Chiesa un messaggio di autenticità e di liberazione, ma poi abbiamo incontrato solamente una serie di espressioni infelici, che possono nascere solamente da una percezione distorta della nostra esperienza.

In questi giorni abbiamo spesso l'impressione che non ci sia niente da fare e che la Chiesa continuerà a considerarci dei malati da curare, delle persone che non possono vivere serenamente il loro diverso orientamento sessuale senza danneggiare la società, delle persone di serie B, incapaci di vivere un amore fedele, un amore responsabile, un amore fecondo (e come sai non c'é solo la fecondità fisica di chi procrea, ma c'è anche la fecondità di chi, da solo o insieme a un compagno, si mette al servizio di quanti lo interpellano con i loro bisogni).

In questi giorni abbiamo proprio fatto tanta fatica a vederti al di là della pesante pietra che la Chiesa ha deciso di mettere tra Te e noi. Poi è arrivata la Potenza divina e quella pietra è rotolata via.
Tu sei risorto e ci hai fatto dire da alcune donne (gente che non potrà mai diventare Papa o Vescovo, visto che certe cose sono riservate ai maschi) che tu sei tornato per incontrarci.

Poi tu sei venuto a cercarci e ci hai accompagnato sulla strada di Emmaus. Poi, finalmente, tu hai spezzato il pane con noi e ci hai fatto capire che, se davvero ci crediamo, nulla (nemmeno il Papa) ci potrà separare dal tuo Amore. Ed è per renderti testimonianza che ho deciso di scrivere questa lunga lettera.

Per dire a tutti gli omosessuali che si sentono respinti dalla Chiesa che, oltre alle parole del Papa e dei Vescovi e magari contro di esse, ci sei Tu che ci dici che Dio ci chiama alla santità e ci ricorda ancora che "mediante il sostegno, talvolta, di un'amicizia disinteressata, con la preghiera e la grazia sacramentale" possiamo e dobbiamo, "gradatamente e risolutamente" avvicinarci alla perfezione cristiana. Buona Pasqua a tutti.
(Gianni Geraci, tratto da qui)
 
Vorrei che potessimo liberarci dai macigni che ci opprimono, ogni giorno: Pasqua è la festa dei macigni rotolati. E' la festa del terremoto.
La mattina di Pasqua le donne, giunte nell'orto, videro il macigno rimosso dal sepolcro.
Ognuno di noi ha il suo macigno. Una pietra enorme messa all'imboccatura dell'anima che non lascia filtrare l'ossigeno, che opprime in una morsa di gelo; che blocca ogni lama di luce, che impedisce la comunicazione con l'altro.
E' il macigno della solitudine, della miseria, della malattia, dell'odio,
della disperazione del peccato.
Siamo tombe alienate. Ognuno con il suo sigillo di morte.
Pasqua allora, sia per tutti il rotolare del macigno, la fine degli incubi, l'inizio della luce, la primavera di rapporti nuovi e se ognuno di noi, uscito dal suo sepolcro, si adopererà per rimuovere il macigno del sepolcro accanto, si ripeterà finalmente il miracolo che contrassegnò la resurrezione di Cristo.
(don Tonino Bello, Pietre di scarto)
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categorie: religione, societĂ , omosessuale
lunedì, 23 marzo 2009

Diverso da chi?

A parte il piacere di rivedere un figaccione come Argentero e qualche breve accenno della mia amata Trieste, il film "Diverso da chi?" che sono andato a vedere con altre 9 persone (quasi tutte convinte da me) si è rivelata la solita stronzata italiana.
Mi meraviglio come il cinema italiano sia sempre in grado di sfornare delle emerite schifezze. Gli USA producono un film come "Milk"? L'Italietta risponde con un banale "Diverso da chi?" sull'onda di una poviesca "Luca era gay"
Se 10 gay che vedono un film del genere possono ridere all'assurdità di racchiudere tutti i cliché sull'omosessualità, immagino che 10 etero ne usciranno convinti sul fatto che i gay possono "guarire", che tutti i gay sono farfalloni, che a tutti i gay piace lo shopping e sono sensibili, che tutti i gay sanno cucinare bene... Inutile dire che la storia è ridicola...
Quando avevo sentito parlare di questo film a tematica omosessuale girato a Trieste ero stato contento. Ignoravo i contenuti, il titolo e la trama, ma ero solo contento che Trieste avesse ospitato un film gayo. Dopo averlo visto avrei preferito che lo avessero girato a Udine...
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categorie: amore, cinema, famiglia, adozioni, trieste, societĂ , omosessuale
domenica, 22 febbraio 2009

Io ero italiano

Se mi avessero detto che avrei mandato una decina di messaggini per votare Marco Carta a Sanremo e che avrei esaltato per la vittoria della sua canzone inutile, non ci avrei mai creduto. E invece è stato proprio così. Certo anche solo il fatto che Povia sia arrivato nella triade finale è una cosa tremenda... Dobbiamo ringraziare la miriade di ragazzine stupide che hanno spedito messaggini per far vincere il loro idolo di Amici se quel cazzone di Povia non ha vinto il Festival della canzone italiana.

Quello che mi sconvolge di più è che l'unica voce di protesta a tutto ciò sia salita da Roberto Benigni (ma ovviamente si parla del suo commento alla Zanicchi piuttosto che di ciò che ha detto dei gay) e dalla Gialappa's band (che ha cercato di appiccicare sugli artisti il triangolo rosa, simbolo con cui gli omosessuali venivano sterminati nei campi di concentramento). Siamo proprio alla frutta...

D'altronde solo l'eccentrica Arisa e gli Afterhours hanno esibito il triangolo rosa, e solo questi ultimi hanno commentato: "Ci siamo presentati sul palco con il triangolo rosa perchè ci schieriamo a favore di una categoria, quella degli omosessuali, che in Italia vive ancora come aliena e noi ci consideriamo alieni allo stesso modo".

Io direi che sono stanco di essere italiano. L'anno prossimo presenterò una canzone che dice così, anche a rischio di sembrare il Masini dei poveri...

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categorie: musica, societĂ , omosessuale, tv
mercoledì, 18 febbraio 2009

Rassicura solo l'amore, piĂą che la fede

L'amore ci rende uomini liberi...

Ieri sera ho seguito la prima serata del festival di Sanremo come molti degli italiani. Non sono un fan sfegatato di questo evento, mi ricordo che quand'ero piccolo si metteva un registratore gigantesco vicino alla TV per registrare le canzoni, mentre si ascoltavano in religioso silenzio, per poi riascoltarle per mesi nel mangianastri nell'auto. Con gli anni mi sono un po' disinnamorato, di questo evento ma ieri sera mi sono seduto sulla poltrona col mio amore e ci siamo guardati la prima puntata di questa discussa edizione del festival.
E' ovvio che tutti gli occhi erano puntati su quel cretino di Povia, ma - come credo sia successo a molti - sono stato letteralmente travolto dall'intervento di Benigni. Inaspettato, perché non mi pare di averlo mai sentito parlare seriamente (a parte ogni tanto quando declamava la Divina Commedia), ma come un balsamo per il cuore e la mente...

Ho sentito 'sta polemica sugli omosessuali. È una storia - quella degli omosessuali - che è incredibile perché va avanti da millenni: gli omosessuali - lo dico con allegria - non sono fuori dal piano di Dio. Non è che è un peccato, di peccati c'è solo la sutpidità. Gli omosessuali ci hanno dato dei doni enormi, così come gli eterosessuali.
Per rendere l'idea di quello di cui stiamo parlando, l'assurdità, la ridicolaggine a volte voi immaginate: gli omosessuali sono stati seviziati, torturati, morti nei campi di concentramento. Sapete perché? Perché amavano un'altra persona. Non c'è delitto più infame! Mettiamo il caso che un eterosessuale si innamori focosamente (quella cosa che non si regge) di una persona, l'uomo di una donna o la donna di un uomo, se si ribaltassero le cose. A un certo punto quando uno di voi si innamora lo prendono, lo torturano e lo uccidono perché s'è innamorato: quello è il motivo, non c'è n'è un altro. Gli omosessuali sono stati torturati perché amavano un'altra persona. Lasciate stare il sesso: sono affari loro, sono due persone adulte. Perché amavano! È un'assurdità! È talmente incredibile che si parli ancora degli omosessuali con incredibile rozzezza.
Non è che finisce la razza, come ha detto qualcuno. Sarebbe una scoperta darwiniana: i dinosauri non si sono estinti perché erano omosessuali, Dino e Sauro...
E' il sentimento dell'amore che caratterizza gli omosessuali, il piacere è un'altra cosa: ce l'abbiamo anche noi. E quando c'è l'amore tutto diventa grande, finisce la mediocrità. Nemmeno la fede rassicura, rassicura solo l'amore, più che la fede.


Quando ho sentito queste parole, mi sono ricordato di una citazione biblica: "Queste dunque le tre cose che rimangono: la fede, la speranza e la carità; ma di tutte più grande è la carità!" (1Cor 13). Alle volte un comico sa essere più evangelico del Vaticano...
E allora anche io mi sento rassicurato che forse non tutto è perduto in Italia.
Grazie Roberto!
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categorie: musica, amore, religione, societĂ , omosessuale, tv
domenica, 08 febbraio 2009

Fondamento della vita morale è la coscienza

Oggi a Messa ho ascoltato l'ennesima omelia politica. A volte mi sembra di accendere la TV e seguire Porta a Porta. Meno male che il sacerdote ha esordito dicendo che l'omelia non è una parte fondamentale della Messa e che se c'è o non c'è la validità non cambia. Poi però ha sparato un sacco di cavolate.
Ovviamente il caso in questione era quello di Eluana Englaro. Ammetto di non saperne abbastanza (so le cose superficiali, ma non ho avuto il tempo di informarmi sui dettagli del caso) e di essere comunque abbastanza confuso su quello che farei io. Ma sono convinto che la laicità di uno stato debba essere tutelata sempre, e quello che sta accadendo in questi giorni mi pare semplicemente inaccettabile.
Così stasera ho scoperto questo articolo, e mi sono detto che se la Chiesa fosse fatta di gente come mons. Bettazzi nei piani alti, forse sarebbe più Chiesa e meno organizzazione politica. La coscienza ci sarà stata data per qualche motivo, no?



"In Italia il Concordato è stato fatto durante una dittatura, per salvare la propria libertà. Per questo, penso che oggi il modello ideale per il nostro Paese potrebbe essere quello americano: negli Usa non si fanno concordati, ma leggi che valgono per tutte le religioni". Con queste parole, lo scorso 4 luglio, mons. Luigi Bettazzi, vescovo emerito di Ivrea, ha espresso la sua posizione sui rapporti tra la Chiesa cattolica e lo Stato italiano, regolati sin dal 1929 dai Patti Lateranensi (poi recepiti dall’art. 7 della Costituzione), che concedono alla Chiesa cattolica un ruolo del tutto privilegiato rispetto alle altre confessioni religiose. Bettazzi interveniva all’interno di un dialogo con il filosofo Carlo Augusto Viano, sul tema "Così vicina, cosìlontana. La Chiesa, la sua base e il potere politico", organizzato nell’ambito di una rassegna dal titolo: "Di santa ragione", 6 serate di discussione su filosofia, religione, politica e scienza promosse da Procope Studio e dalla rivista Micromega, svoltesi a Bologna dal 1° al 10 luglio scorsi. In questa sede il vescovo emerito di Ivrea, che prese parte alle ultime tre sessioni del Concilio Vaticano II e fu tra le personalità di spicco della Chiesa cattolica nel dialogo con il mondo comunista, ha sottolineato con forza il primato della coscienza individuale: "Fondamento della vita morale è la coscienza e ci possono essere delle situazioni in cui la mia coscienza mi dice di disobbedire". Fedele a questo principio, Bettazzi si è quindi espresso a favore delle unioni omosessuali: "Per tanto tempo abbiamo detto che il fine primario del matrimonio è la procreazione, fino al punto di negare il sacramento a chi è impotente, ma io credo che il fine delmatrimonio sia l’amore. E se ci sono due persone dello stesso sesso che si amano, pur non chiamando la loro unione matrimonio, dobbiamo aiutarle a stare insieme".
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categorie: famiglia, personale, religione, societĂ , omosessuale
martedì, 03 febbraio 2009

Mulino Bianco o Sepolcro Imbiancato

Mia moglie, le gemelline e gli uomini (miei)
I dubbi di un lettore gay che da 8 anni ha «una famiglia da Mulino Bianco»

CARA MINA,
vivo nella famiglia del Mulino Bianco. Benessere, salute, amici. Lei mi ama, anche se dopo otto anni di matrimonio e le gemelline si fa un po’ più fatica. Anch’io la amo, nel senso che è proprio amabile: bella, intelligente, brillante (e benestante). Ma a me piacciono i maschi. Sempre piaciuti. E mi sono preso le mie soddisfazioni, nel tempo. Niente storie, solo qualche boccata d’aria con alcuni tizi, molti dei quali nella mia stessa situazione. Mi sono sposato per non far morire i miei. Dico davvero: sarebbero morti. Sposato per seguire la convenienza sociale. Vigliaccheria? Inettitudine? Come negli studi e nel lavoro, nella vita ho messo sul piatto della bilancia le varie opzioni, e ho scelto quella più comoda, indolore (per loro).
Ora però, da circa un anno, c’è Francesco, 26 anni, ed è passione, amore vero, di testa, coccole e sesso dolcissimo, interessi condivisi. Io con lui sono stato franco: non posso pretendere che si leghi a me, e lui sa benissimo che non mollerei per niente al mondo la cuccia calda e rassicurante. Lui, gay dichiarato in una famiglia borghese come la mia, deve poter vivere la sua vita e fare le scelte cui io ho rinunciato. Ma ci amiamo. Mi piacerebbe stare insieme a lui per sempre. E non provo sensi di colpa nei confronti di mia moglie o della mia famiglia. Anzi, paradossalmente, mi considero una vittima di questa situazione, essendomi sempre sacrificato «per farli contenti». Ora mi rendo conto di aver sbagliato tutto. Che faccio? Il colpo di testa? Continuo così attendendo la pace dei sensi? Che ne pensa l’esperta?
Marlowe

Esperta di che? Non mi intendo di ipocrisie. Aborro la convenienza e le convenzioni. Non penso mai al Mulino Bianco se non come a un disegno che serve a pubblicizzare biscotti peraltro buonissimi. Non mi verrebbe in mente di adottarne l’immagine per simboleggiare il conformismo. Non hai bisogno di raggiungere la pace dei sensi nella tua «cuccia calda e rassicurante». Ti senti un eroe in credito di libertà e invece sei soltanto in debito di verità. L’«esperta» non ha niente da consigliarti. Solo cerca di stare lontano dalle pale del Mulino. Potrebbe capitarti un provvedimento oleografico che, però, ti eviterebbe pedate più consistenti e definitive.

L'altro giorno mi è capitato di leggere questa lettera su Vanity Fair. E appena l'ho letta ho pensato di postarla su questo blog...
Gli etero confusi (o gay paraculi) non sono stati mai un oggetto di desiderio per me, e non credo di averne mai frequentato uno, mentre invece erano la méta preferenziale del mio ex (solo sesso, niente complicazioni). In definitiva però questa categoria di uomini sposati non è affatto trascurabile.
E mi sono preso le mie soddisfazioni, nel tempo. Niente storie, solo qualche boccata d’aria con alcuni tizi, molti dei quali nella mia stessa situazione.
Mentre scorrevo la lettera e ho letto queste frasi, devo ammettere che è stato un pugno nello stomaco. Senza però contare quello che questo fantomatico Marlowe dice subito dopo per giustificare la sua situazione:
Mi sono sposato per non far morire i miei. Dico davvero: sarebbero morti.
Dici davvero? Allora chiedo al signor Marlowe: credi che io abbia fatto coming out perché dei miei non me ne fregava niente e volevo che morissero sul colpo? Mi spieghi cosa c'è di più difficile che fare coming out con genitori del Sud e credenti praticanti? Credi che faccia coming out solo chi ha una famiglia progressista e aperta mentalmente?!
Vigliaccheria? Inettitudine?
Sì, caro il mio Marlowe. E la chiamerei anche peggio... E comunque l'apoteosi viene raggiunta quando dice:
E non provo sensi di colpa nei confronti di mia moglie o della mia famiglia. Anzi, paradossalmente, mi considero una vittima di questa situazione, essendomi sempre sacrificato «per farli contenti».
Una vittima?! Lui?!

So che non bisogna giudicare e che bisogna essere tolleranti, ma forse è anche per questo tipo di persone che essere gay, in Italia, è difficile. O semplicemente si tratta di essere uomini?! Non dico che tutti debbano fare coming out, ma credo che ognuno debba sentirsi responsabille delle proprie azioni. E sposarsi perché quella era la scelta più comoda, non significa che quella fosse la scelta più giusta. Questo - almeno - lo dico sempre ai miei (ancora doloranti per la rivelazione): avreste preferito un figlio finto-etero, sposato pur non essendo né attratto né innamorato da una povera malcapitata? Avreste preferito un bel sepolcro imbiancato pur di salvare faccia e reputazione?  La cara Mina c'è andata anche leggera nella sua risposta. Io sarei stato molto più cattivo...

"Guai a voi, scribi e farisei ipocriti, che rassomigliate a sepolcri imbiancati: essi all'esterno son belli a vedersi, ma dentro sono pieni di ossa di morti e di ogni putridume. Così anche voi apparite giusti all'esterno davanti agli uomini, ma dentro siete pieni d'ipocrisia e d'iniquità."
(Matteo 23,27-28)

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categorie: famiglia, societĂ , omosessuale
mercoledì, 28 gennaio 2009

Forse è meglio di quanto si creda

Ieri, forse preso dalla giornata in cui si ricorda anche l'omocausto, mi stavo preparando ad una crociata per la causa gay.
Mi trovo per l'ennesima volta fuori per lavoro per qualche mese, e ho trovato alloggio in una struttura che teoricamente non è fatta per accogliere persone per lunghi periodi, ma è tanto comoda per la posizione, hanno fatto un favore, e così... Ho avuto, però, seri problemi sugli orari di ingresso e di uscita (peggio del collegio), e avevano posto dei veti sull'alloggio di eventuali ospiti "almeno che non si tratti di fidanzate o mogli, allora si può vedere...".
Quando sono andato a parlare col direttore, mi ero preparato a coglierlo di sorpresa: farmi dare l'ok per l'eventuale moglie o fidanzata e poi metterlo davanti al fatto che si trattava di un fidanzato, e replicare veementemente al suo rifiuto in quanto "coppia illecita".
- Sa, l'altro direttore mi aveva detto di problemi ad ospitare, tranne in caso di eventuali mogli e fidanzate... -  ho esordito io. Lui però non ha rispettato il mio copione, ed è rimasto in silenzio a guardarmi, aspettando che continuassi. Così ho saltato un pezzo di copione ed ho aggiunto:
- Ecco, per me sarebbe una grossa difficoltà non poter ospitare il mio ragazzO perché - sa - LUI è proprio di qui, nato e vissuto in questa città. Purtroppo recentemente è stato trasferitO per lavoro a un centinaio di chilometri da qui e mi sembra assurdo che - proprio ora che vivo qui - non possiamo stare insieme nei weekend...
Mi aspettavo che dicesse: "Ma guardi, fosse stata una ragazza...". E invece niente, anche qui non ha seguito il copione... Mi ha detto che per lui non c'erano grossi problemi, ma doveva parlarne con la sua superiore che deve dare il suo benestare più che altro per problemi di tipo assicurativo.
Quindi attendo il responso definitivo, ma sono rimasto incredibilmente sorpreso dalla reazione del direttore: dire ragazza o ragazzo per lui non cambiava niente... Forse è meglio di quanto si creda...
postato da: ventmauvais alle ore 17:06 | link | commenti (2) | commenti (2)
categorie: personale, societĂ , omosessuale