Vent Mauvais

Storie di un animo in tempesta nella città del vento - Email me @: ventmauvais@gmail.com
giovedì, 05 novembre 2009

Gerico

Noi tutti, branco di asceti
eravamo come gli uccelli
e ogni tanto una rete
oscura ci imprigionava
ma andavamo verso la messe,
la messe di nostro Signore
e Cristo il Salvatore.

Fummo lavati e sepolti,
odoravamo di incenso.
E dopo, quando amavamo
ci facevano gli elettrochoc
perché, dicevano, un pazzo
non può amare nessuno.

Ma un giorno da dentro l'avello
anch'io mi sono ridestata
e anch'io come Gesù
ho avuto la mia resurrezione,
ma non sono salita ai cieli
sono discesa all'inferno
da dove riguardo stupita
le mura di Gerico antica.
(da "La Terra Santa", di Alda Merini, 1984)

Ho riascoltato questa poesia in occasione della morte della grande poetessa italiana. Ovviamente parla del suo periodo in manicomio, ma ho voluto rileggerci anche quello che ho provato io (e forse provano in tanti) in quanto omosessuale e credente: "ogni tanto una rete oscura ci imprigionava, ma andavamo verso la messe" e non una messe qualsiasi ma "la messe di nostro Signore e Cristo il Salvatore". E anche: "un pazzo non può amare nessuno", così come ci viene detto ogni volta dalle istituzioni e dalla società quando ci vengono negati i diritti fondamentali. E ancora più bello: "ma un giorno [...] mi sono ridestata e anch'io come Gesù ho avuto la mia resurrezione". Una resurrezione parziale, certo, perché non guardiamo ancora le mura di Gerico non dall'alto dei cieli.
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categorie: poesia, personale, religione, società, omosessuale
venerdì, 30 ottobre 2009

Perché un gruppo di credenti omosessuali?

"Ecco ora il momento favorevole! Ecco ora il giorno della salvezza!" (2 Cor 6,2b)
In questi ultimi giorni si sta parlando di tentare l'apertura di un gruppo di credenti omosessuali a Trieste. Un gruppo è esistito qualche anno fa e si chiamava "Kairos", il momento favorevole, il momento della grazia. Io ancora non abitavo a Trieste e non so perché ha smesso di esistere. Nei miei vari peregrinaggi per lavoro ho sempre tentato di partecipare ad un gruppo di credenti omosessuali, per capire come funzionano dal vero, cosa si fa, quali sono le dinamiche, ma non ci sono mai riuscito. 
Sento però di aver bisogno di una comunità con cui crescere, e siccome non è possibile vivere apertamente in un "normale" gruppo ecclesiale, credo che l'unica alternativa sia un gruppo del genere. Ne ho parlato con alcuni amici, e l'idea forse sta prendendo concretezza, anche se non si sa né come né quando né dove e probabilmente neanche perché.
Mi sto interrogando molto in questi giorni: perché un gruppo di omosessuali credenti? Cosa si fa? Come si gestisce? Di cosa si parla? Si fanno catechesi? C'è un cammino? Riflessioni, condivisioni?
Perché - a essere onesti - si sa che le dinamiche fra noi gay sono abbastanza strampalate, e non essendo Trieste una grande metropoli ho anche il timore che se il gruppo sarà di 10 persone queste si "conoscano" già abbastanza. Ho il timore che senza una direzione ben precisa il viaggio possa essere più deleterio che produttivo, ma d'altra parte credo che il soffio dello Spirito debba agire con libertà nelle nostre vite.
Mi piacerebbe condividere con chi già fa parte o ha fondato un gruppo del genere i motivi di una scelta del genere e anche delle indicazioni pratiche...
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mercoledì, 14 ottobre 2009

Praticante

Giusto per non smentirmi con la mia fama di maniaco di date, oggi ricorre il nono anniversario dall'inizio della mia pratica di omosessuale. Solitamente si dice "credente e praticante", ma in questo caso direi che sono stato prima "praticante", mentre son diventato "credente" appena quattro anni dopo...
Se ripenso a quel pomeriggio in cui ho avuto il mio primo rapporto (e primo in assoluto), i sentimenti sono contrastanti.
Da una parte c'è tenerezza, perché mi rivedo quasi ventenne, ai primi anni di università, lontano da casa, tutto incerto, curioso, attratto da un mondo che non conoscevo per niente. Ed è vero che la prima volta non si scorda mai, anche se tutto sommato non è stato granché. Una toccata e fuga come tante altre ce ne sarebbero state negli anni a venire. Ma pur sempre un inizio.
Dall'altra parte c'è rabbia, per aver cominciato in una maniera così balorda, quasi inutile, con una persona che poi ho rivisto solo un'altra volta nella mia vita, che non significava niente per me, per cui non provavo niente. Dopo gli anni in cui si sogna "la prima volta per amore", arriva "la prima volta per gli ormoni" con una persona X. Probabilmente se le condizioni sociali intorno a me fossero state diverse, sarei anche riuscito ad ottenere una "prima volta per amore", ma mi ero reso conto che o iniziavo, oppure non ci capivo niente.
Alla fine, però, non rimpiango niente, forse perché ritengo che i rimpianti non servono a nulla. L'inizio non è stato dei migliori, ma col tempo, con gli anni, mi sono scoperto, e forse anche partire dal semplice sesso è comunque un modo per iniziare. Si capisce una cosa fondamentale, ossia che non è una scelta razionale ("divento gay perché è di moda"), ma una questione ontologica ("non posso fare a meno di essere così"). Per questo sono stato prima praticante e poi con la pratica ho scoperto "la fede".
Dopo anni e anni, ho finalmente trovato il giusto connubio tra fede e pratica, fra sesso e amore. E in definitiva sono soddisfatto del cammino fatto, non tanto per il cammino forse, quanto per il punto in cui sono arrivato.
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domenica, 04 ottobre 2009

Un anno dopo

C'è chi dice che sono maniaco per le date. Ma mi ricordo bene che giusto un anno fa ho fatto il coming out coi miei. Forse non è ancora tempo di bilanci, forse ci vorrà ancora tempo perché questa scelta porti i suoi frutti. Non so se in questo anno il rapporto coi miei è migliorato, ma sicuramente è più sincero. E spesso la sincerità e la verità non fanno rima con tranquillità. Per ora resto comunque convinto di aver fatto la cosa giusta. Per il resto si vedrà... 
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categorie: famiglia, personale, omosessuale
sabato, 03 ottobre 2009

Dietrologie

"Se tu ce l'avessi detto prima..."
Chi ha fatto coming out coi genitori potrà confermare o smentire che questa è una delle frasi costanti dei dialoghi che seguono la cosiddetta uscita dall'armadio. Ogni volta che si squarcia il velo di silenzio che i miei hanno steso su "questa cosa", mio padre tira fuori il suo asso dalla manica: "Se tu ce l'avessi detto prima...". Anche nell'ultima riunione di famiglia è tornato all'attacco con questa frase. Ogni volta cerco di contrabbattere sui diversi fronti, ma i principali sono due:
- "cosa sarebbe successo? mi avreste mandato da uno strizzacervelli per farmi guarire dalla mia malattia?" 
- "se già ora che sono sereno e tranquillo voi vi comportate così, cosa sarebbe successo se vi avessi detto tutto quando io stesso ero un'anima in tempesta e non capivo chi ero, cosa volevo, cosa mi stava succedendo?"
Alla fine credo che sia solo un modo per "lavarsi la coscienza".

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categorie: famiglia, personale, omosessuale
lunedì, 28 settembre 2009

Dio è gay

Ieri pomeriggio sono andato a vedere col mio ragazzo e altri amici l'ultimo film di Woody Allen, "Basta che funzioni - Whatever works". Ci siamo andati un po' per caso. Volevamo semplicemente andare al cinema, e siccome gli altri film non ci ispiravano, ci siamo buttati su questo.
Mai sorpresa fu più inaspettata e gradita. Il film è davvero splendido, sebbene io non sia propriamente un fan di Allen. Geniale, così lo definirei. E oltre a far ridere, fa riflettere su un miliardo di cose.
La scena più geniale a mio parere - ma mi rendo conto di essere estremamente di parte - è quella al bancone di un bar quando il padre della protagonista (un integralista cristiano della provincia nel sud degli Stati Uniti) rimane sconvolto nel sapere che il suo interlocutore è un gay. "Ma è un peccato contro la legge di Dio... - ribatte lui - ha fatto tutto l'universo perfetto, gli oceani, i cieli, i bellissimi fiori...". E l'interlocutore candidamente risponde: "Dio è gay... è un arredatore!".
Dire che questo scambio di battute (come il resto del film) è geniale forse è anche troppo riduttivo!
Qualcuno potrà obiettare che questa affermazione è un po' troppo forte (infatti esistono alcuni siti statunitensi di "censura" per i genitori che commentano: Some viewers might not like the comment: "God is gay"), ma non è poi così assurdo il modo in cui Allen ribatte all'accusa che essere gay è contro la legge di Dio.
Sembrerà strano, ma questo elemento è stato uno dei punti in cui è avvenuta la sintesi fra il mio essere gay e il mio essere cristiano. E sono contento che Innocenzo, nella sua recensione abbia citato questo pezzo del mio racconto:

«E poi in questi anni mi sono convinto di una cosa... Non credi anche tu che Dio sia amore, l’Essere perfetto?».
«Sì...» rispose senza capire dove volessi andare a parare di preciso.
«E allora se è amore ed è l’Essere perfetto, non può aver fatto un’eccezione con me e con quelli come me. Non posso essere un difetto di produzione... credo che Dio mi ami così come sono... ».
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categorie: cinema, religione, società, omosessuale
mercoledì, 23 settembre 2009

Riunioni di famiglia

Fà un po' effetto leggere una recensione del proprio libro e un'intervista che ti è stata fatta... :) E mi rendo conto di essere in un certo senso "profetico" in quello che scrivo. Alla domanda di Innocenzo: "Come è stato il tuo coming out con la tua famiglia? Spero più tranquillo…", qualche giorno fa ho risposto: "Purtroppo è stato molto simile, più di quanto avessi mai potuto immaginare. Non mi sono sposato in Spagna (ancora!) ma quando ho fatto il coming out coi miei (dal vivo), li ho messi subito al corrente della storia col mio ragazzo. La reazione è stata molto simile a quanto avevo descritto anni prima: una parte della famiglia che si sforza di capire e di condividere, un’altra che lotta coi pregiudizi e gli editti del Vaticano, un’altra ancora che si rifiuta a priori di venire a contatto con una realtà del genere e interrompe le comunicazioni".
Ieri sera c'è stata una riunione di famiglia. Senza troppa fantasia l'argomento di discussione eravamo io, la mia omosessualità, e la relazione col mio ragazzo. Ho visto concretizzata questa divisione della mia famiglia in 3 parti: un fratello (e relativa famiglia) che si sforza di capire e condividere, mia madre che lotta coi pregiudizi e gli editti del Vaticano, e l'altro fratello (e relativa moglie) e mio padre che si rifiutano a priori di venire a contatto con una realtà del genere e interrompono le comunicazioni. Fino a ieri sera si era giocato un po' a carte coperte, con la riunione ognuno ha esplicitato (se ancora non fosse chiaro) le proprie posizioni.
Quello che mi ha sconvolto di più è che per loro è molto più importante la legge che l'uomo, la sua intelligenza, il suo percorso umano e di fede, la sua coscienza. "Il sabato è stato fatto per l'uomo e non l'uomo per il sabato!", diceva Qualcuno (Vangelo di Marco 2,27).
Nonostante tutto, continuo a pensare che la verità rende liberi, nonostante le difficoltà che si possono attraversare.
postato da: ventmauvais alle ore 21:53 | link | commenti (9) | commenti (9)
categorie: famiglia, personale, omosessuale
mercoledì, 23 settembre 2009

Lezioni di non-discriminazione

Avrei voglia di iscrivere il medico-finto-psicologo (di cui parlavo qualche post fa) a queste lezioni di non-discriminazione... (la notizia è tratta da www.gay.it)
 
Ogni tanto sembra che da qualche parte in Italia si voglia iniziare ad essere un Paese civile... Andiamo tutti a lavorare in Toscana, dove almeno c'è una legge che ci tutela dalle discriminazioni?!



Carrara: medici della Asl
a lezione di "non discriminazione"
Prima in Italia, la Toscana ha approvato una legge contro le discriminazioni sul lavoro delle persone lgbt. Ora l'Asl organizza un corso per insegnare al personale a rispettare gay, lesbiche e trans.

La Asl di Carrara ha avviato un corso di due giorni destinato al personale socio-sanitario per insegnare i modi per prevenire le discriminazioni sessuali. Il corso mira a sensibilizzare il personale sulle specifiche esigenze di alcune categorie di utenti del servizio sanitario, più esattamente delle persone lgbt. Prima ad organizzare un corso di questo genere, la Asl di Carrara mira a formare gli operatori sanitari ad un maggiore rispetto delle differenze di orientamento sessuale e identità di genere, al fine di facilitare una riflessione sulla relazione con gli omosessuali e transgender che accedono ai servizi.

Niente a che fare con i recenti episodi di omofobia che hanno attraversato l'intero Paese, spiegano dalla Asl. La Toscana, infatti, è stata la prima regione a legiferare sul diritto costituzionalmente garantito di non discriminazione per lesbiche, gay, bisessuali e transessuali e la struttura di Carrara è stata scelta come luogo di sperimentazione di questo tipo di formazione.
"Si sentiva il bisogno esplicito - ha dichiarato Emilia Petacchi, direttore dell' unità operativa di educazione e promozione della salute dell'Asl 1 di Massa - di un'iniziativa del genere in questo momento".

Il corso rientra nelle attività previste dalla legge regionale 63 del 2004. Nei due giorni del corso si terranno lezioni teoriche tenute da sociologi, psichiatri, sessuologi e medici. Il programma prevede anche esercitazioni pratiche da svolgere in gruppo, mentre rappresentanti dell'associazionismo lgbt saranno chiamati a portare testimonianze dirette di discriminazioni subite e difficoltà incontrate nei rapporti con il sistema sanitario.

postato da: ventmauvais alle ore 13:52 | link | commenti (1) | commenti (1)
categorie: società, omosessuale
lunedì, 21 settembre 2009

Non siamo amici

"Comunque noi non siamo una coppia di buoni amici. Siamo marito e marito".
Ho scelto questa frase come presentazione del libro sulla quarta di copertina, sicuramente perché contiene il titolo del libro stesso, ma anche perché ricorda una delle tante "coperture" che noi gay ci troviamo o che gli altri ci trovano.
In questi giorni sembra il leit-motiv che anima i rapporti con parte della mia famiglia. Proprio ieri sera mia madre si ostinava a dire che se avessi spacciato il mio ragazzo per un amico non ci sarebbero stati problemi per loro, per conoscerlo e addirittura ospitarlo a casa. Ma siccome sono stato sincero, allora anche incontrarlo diventa un problema.
In effetti, è capitato in passato di ospitare a casa dei miei amici, che poi ho scoperto in seguito essere anche loro gay. Non so se i miei avessero sospettato qualcosa già a quel tempo (sarei stato innocente, però!), ma l'accoglienza era stata ineccepibile. Allora mi chiedo se è solo il problema di dare un nome alle cose o se è un problema ben più profondo.
Cioè, se tu porti a casa il tuo ragazzo e lo spacci per un amico, loro non lo sanno o almeno non lo sanno ufficialmente e quindi hanno la coscienza a posto. Però, una volta detto tutto cambia, perché anche loro sanno e non possono macchiarsi della stessa colpa essendo complici. Voi come chiamereste tutto ciò? Io direi ipocrisia.
Capisco che possa essere difficile, ma questo gioco sul filo del rasoio mi fa impazzire. Tutti i miei familiari al momento del coming out hanno detto di aver intuito da tempo la "faccenda". Però finché non se ne parlava tutto scorreva come sempre, dopo aver messo le carte in tavola tutto è cambiato. Non se ne parla comunque (è sempre un argomento tabù e se ne parla solo di striscio) ma l'influenza che questo ha avuto nei rapporti interpersonali è notevole. Ora sono tutti preoccupati di come coprire questa "cosa", sono infastiditi dalle bugie che raccontano agli altri parenti per depistarli... non si rendono conto che la mia vita era stata una bugia continua negli ultimi nove anni...
Per ora solo una frangia della mia famiglia ha avuto il coraggio di affrontare il mio stesso percorso e condivide la mia vita per intero, conosce il mio ragazzo e lo considera una parte integrante della famiglia. Ma credo che questo crei dei problemi anche a loro che vengono bollati come "collaborazionisti".
Insomma, a volte mi chiedo chi me l'ha fatta fare, però poi mi rendo conto che la sensazione di libertà che la verità si porta dietro è immensamente più forte di tutti i problemi che invece da essa possono derivare.
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categorie: amore, famiglia, personale, lettura, omosessuale
giovedì, 20 agosto 2009

Marito e marito

Dopo anni in cui ho lasciato questo libro nel cassetto, non avendo voglia di perder tempo con le varie case editrici, ho deciso di stampare in maniera "indipendente" il mio romanzo d'esordio (chiamiamolo così!). Così potrò condividerlo con chi vorrà (oltre agli amici a cui l'ho fatto leggere già!).
Non faccio pubblicità, ma credo che sia scritto bene, che sia scorrevole e divertente e faccia riflettere un po' su temi sempre attuali. Non è autobiografico (purtroppo!) ma contiene tanto di me, della mia vita e anche delle vite dei miei amici e di coloro che in questi anni hanno condiviso parte del mio cammino con me.
Per chi fosse interessato, questo è il link per averlo è questo
Buona lettura!
postato da: ventmauvais alle ore 11:15 | link | commenti | commenti
categorie: amore, famiglia, personale, religione, amicizia, lettura, società, omosessuale